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Legge NTRP > Una legge per ridurre gli stipendi dei politici
Il 29 settembre 2011 un gruppo di normali cittadini, SENZA NESSUN COLORE POLITICO DI PARTITO, ha depositato alla Corte di Cassazione a Roma, una proposta di legge di iniziativa popolare per limitare gli stipendi dei parlamentari e di tutti i dirigenti pubblici nominati dai politici o eletti dal popolo, alla media degli stipendi europei.
L’iniziativa è stata pubblicata, come richiesto dalla legge, sulla Gazzetta ufficiale n. 227 del 29.09.2011 e da quel giorno è iniziata la raccolta di firme che si concluderà entro la metà di marzo 2012.
ART.1I Parlamentari italiani eletti al Senato della Repubblica, alla Camera dei deputati, il Presidente del Consiglio, i Ministri, i Consiglieri e gli Assessori regionali, provinciali e comunali, i governatori delle Regioni, i Presidenti delle Province, i Sindaci eletti dai cittadini, i funzionari nominati nelle aziende a partecipazione pubblica ed equiparati, non debbono percepire, a titolo di emolumenti, stipendi, indennità, tenuto conto del costo della vita e del potere reale di acquisto nell’Unione Europea, più della media aritmetica europea degli eletti degli altri Paesi dell’Unione per incarichi equivalenti.
Hallowe’en
Nome:Hallowe’en
Tipo: clipper
Dimensioni: 216.6ft x 35.2ft x 20.5ft
Dislocamento: 920 t.
Il clipper Hallowe’en fu costruito nel 1870 da Maudslay, Sons & Field, a Greenwich, per John “Jock” “White Hat” Willis. Aveva un clipper “sorella” di nome Blackadder. A causa di un difetto nella Blackadder, che ne causò il disalberamento nel suo viaggio di battesimo, l’Hallowe’en non venne consegnata a Willis fino a circa 18 mesi dopo la sua costruzione.
L’Hallowe’en viene ricordato per i suoi numerosi e veloci viaggi verso la Cina. Nel 1887 stava tornando da Foochow (capitale della provincia cinese del Fujian) carica di te, quando finì distrutta a Salcombe (Contea di Devon, Inghilterra).
Aboliamo il quorum sui referendum!
Riflettendo sui referendum e sulla possibilità che possano essere validi o no, mi sono chiesto ma ha ancora senso il quorum?
E se sì che senso ha?
Facciamo due calcoli semplificativi coi numeri, occorre il 50% più 1 degli aventi diritto per essere valido:
- Caso 1 Ok su 50 milioni di aventi diritto votano 25.000.001 persone e praticamente il 50.01% è decisivo, quindi mettiamo che votino si o no 12.500.001 questi risultano “decisivi”, ma che in percentuale sugli aventi diritto è alla fine il 25,000002%.
- Caso 2 Ok su 50 milioni di aventi diritto votano 25.000.000 persone quindi il 50% quorum non raggiunto ma potrebbero anche essere 25.000.000 di sì o di no che in percentuale sugli aventi diritto è il 50%.
Indi perché deve e può essere decisivo un 25% e invece non lo può essere un eventuale 50%?
A me tutto questo sembra un controsenso..
A pensar male si fa peccato, ma a volte ci si piglia, mi sembra che alla fine seppur fatto passare come strumento di democrazia, alla fine finisce sempre per essere uno strumento in mano ai nostri politici per invitare la gente a non andare a votare quando è comodo a loro.
Ovviamente quando c’è da eleggere loro non si pongono il problema di quanti dovranno essere ad andare a votare
Le ragioni del no ai referendum sulla tariffa dell’acqua e sui servizi pubblici locali
Le Ragioni del Comitato Nazionale per il NO ai Referendum
É impensabile dover rinunciare agli effetti della riforma introdotta dall’art. 23 bis, cruciale per la crescita e la competitività del paese. Una riforma – non va dimenticato – che in una logica bipartisan, ha seguito lo spirito dei tentativi legislativi iniziati nel 1999 e che consentirà, finalmente, di migliorare la qualità e l’efficienza dei servizi e rispondere adeguatamente ai bisogni dei cittadini utenti.
É stato ragguardevole il successo ottenuto dai referendari nella raccolta delle firme: 1 milione e 400 mila italiani in meno di due mesi hanno risposto con istinto ed emotività al pericolo imminente di “privatizzazione dell’acqua, furto della risorsa, speculazioni e profitti tariffari da parte dei privati, ad esclusivo danno degli utenti”. Chi non avrebbe reagito nello stesso modo dinanzi a così mostruose eventualità paventate dai referendari?
Questo disegno, che ha una chiara matrice ideologica, conta oltretutto, sul sostegno di una larghissima schiera di amministratori pubblici che, per evidenti “interessi di bottega”, sperano che nulla cambi. Il successo del referendum rischierebbe di riportarci indietro di venti anni quando i servizi idrici erano gestiti fuori dalla concorrenza con una forte ingerenza della politica. Ma soprattutto con una scarsa attenzione per i diritti del cittadino-utente che, rimasto escluso per decenni dal processo, ha vissuto in uno stato pressoché confusionale, frutto di un’ informazione del tutto inadeguata. Questa logica ha privilegiato gli scandalismi a scapito della formazione di un’opinione motivata ed equilibrata.
Queste le ragioni che hanno spinto alla costituzione del Comitato con l’intento di far prevalere la verità sulle fasulle affermazioni e slogan ad effetto che hanno fatto leva sul sentimento degli italiani, oltre ogni immaginazione.
L’azione del Comitato tenderà a ricreare tra i cittadini la necessaria consapevolezza per superare le conflittualità, sapientemente generate da una strategia di comunicazione fuorviante e di parte.É prioritario fare chiarezza su un fattore d’indiscutibile rilevanza e porre un punto fermo: l’acqua è un bene pubblico non alienabile.
L’ordinamento giuridico nazionale ha scelto l’opzione della proprietà pubblica dell’acqua allo scopo di salvaguardarne l’uso entro limiti di sostenibilità sociale e ambientale. Quando l’ente pubblico affida la gestione del servizio idrico a un soggetto pubblico o privato, non vende l’acqua ma gli affida la gestione delle reti e degl’impianti; gestione che, nel rispetto delle regole, dovrà soddisfare diversi interessi, in primis quelli dei cittadini utenti.
É l’autorità pubblica che determina la tariffa e ne controlla la corretta applicazione. Il gestore, pubblico o privato, non ha alcun potere d’intervento nel merito sulla tariffa dell’acqua. In questi giorni, maggiori e più ampie garanzie sono state introdotte grazie all’istituzione di un’Autorità sull’acqua: un soggetto imparziale, svincolato dal potere politico, che definirà le regole, ne imporrà il rispetto, vigilerà sulle tariffe, promuoverà l’efficienza, l’economicità e la trasparenza nella gestione dei servizi idrici. Sarà organo indipendente di riferimento a tutela degli interessi del cittadini-utente e costituirà una garanzia per il libero mercato, in modo da favorire nel nostro Paese, non la privatizzazione, bensì la industrializzazione del servizio idrico integrato.
L’Antitrust ha recentemente dichiarato che “la riforma sarà in grado di rompere il monopolio pubblico nel settore”. Studi recenti e ricerche di indiscussa affidabilità, quella del CENSIS in particolare, avvertono come necessarie e impellenti soluzioni con risposte concrete e lungimiranti. In caso contrario saranno le future generazioni a dover assumere il costo di interventi drastici, inevitabili e particolarmente onerosi. In questi giorni l’OCSE ha affermato che nel settore dell’acqua, in Italia, “sono necessarie regole basate sulle condizioni del libero mercato, che possono richiedere la piena privatizzazione degli enti di gestione dei rifiuti e della fornitura di acqua”. Segnali autorevoli e univoci che in un paese diverso dal nostro sarebbero più che sufficienti per placare conflitti e contrapposizioni e affrontare il futuro in maniera condivisa e costruttiva.
Dobbiamo prendere atto che siamo troppo spesso indotti a decidere sull’onda dell’emotività, proprio perché non conosciamo i problemi. In Italia manca una vera e propria cultura dell’acqua.
La missione principale del Comitato è quella di avviare un processo per la nascita e la diffusione tra tutti e tra i cittadini in particolare, di una nuova consapevolezza e sensibilità sui temi dell’acqua. La campagna referendaria che ci attende, è solo l’inizio di un percorso volto alla conoscenza, all’approfondimento e alla diffusione delle informazioni sul valore della risorsa e sul suo processo di gestione. La realizzazione di un Osservatorio nazionale permanente sulle risorse idriche, previsto dalla Statuto del Comitato, è prova tangibile della volontà di perseguire tale obiettivo.Far passare questi messaggi renderà molto più facile avviare un dialogo con i cittadini, in questi ultimi trenta giorni che ci separano dal referendum, volto a fare chiarezza. Il voto o non voto del 12 e 13 giugno prossimi, dovrà essere il risultato – questo è il nostro fermo obiettivo – di una scelta consapevole, convinta e non emotiva.
In conclusione, il NO del Comitato non esprime un voto politico al referendum, ma esplicita una chiara e netta volontà di negazione dello stesso. Pur riconoscendone la sua funzione democratica legittima e sempre auspicabile, questo referendum giunge in un momento inopportuno perché potenzialmente in grado di bloccare la grande trasformazione nel settore dei servizi pubblici, cruciale per restituire ai cittadini utenti efficienza, efficacia e ammodernamento del sistema idrico nazionale.
Avv. Walter Mazzitti
Presidente Comitato Nazionale per il NO
ai referendum sui servizi pubblici locali e tariffa dell’Acqua
Comitato del quale fa parte tra gli altri l’ex ministro Franco Bassanini


