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Archivio per la categoria ‘Referendum 12-13 giugno 2011’

Aboliamo il quorum sui referendum!

12 giugno 2011 Lascia un commento

Riflettendo sui referendum e sulla possibilità che possano essere validi o no, mi sono chiesto ma ha ancora senso il quorum?

E se sì che senso ha?

Facciamo due calcoli semplificativi coi numeri, occorre il 50% più 1 degli aventi diritto per essere valido:

- Caso 1 Ok su 50 milioni di aventi diritto votano 25.000.001 persone e praticamente il 50.01% è decisivo, quindi mettiamo che votino si o no 12.500.001 questi risultano “decisivi”, ma che in percentuale sugli aventi diritto è alla fine il 25,000002%.

- Caso 2 Ok su 50 milioni di aventi diritto votano 25.000.000 persone quindi il 50% quorum non raggiunto ma potrebbero anche essere 25.000.000 di sì o di no che in percentuale sugli aventi diritto è il 50%.

Indi perché deve e può essere decisivo un 25% e invece non lo può essere un eventuale 50%?

A me tutto questo sembra un controsenso..

A pensar male si fa peccato, ma a volte ci si piglia, mi sembra che alla fine seppur fatto passare come strumento di democrazia, alla fine finisce sempre per essere uno strumento in mano ai nostri politici per invitare la gente a non andare a votare quando è comodo a loro.

Ovviamente quando c’è da eleggere loro non si pongono il problema di quanti dovranno essere ad andare a votare :)

Le ragioni del no ai referendum sulla tariffa dell’acqua e sui servizi pubblici locali

Le Ragioni del Comitato Nazionale per il NO ai Referendum

É impensabile dover rinunciare agli effetti della riforma introdotta dall’art. 23 bis, cruciale per la crescita e la competitività del paese. Una riforma – non va dimenticato – che in una logica bipartisan, ha seguito lo spirito dei tentativi legislativi iniziati nel 1999 e che consentirà, finalmente, di migliorare la qualità e l’efficienza dei servizi e rispondere adeguatamente ai bisogni dei cittadini utenti.

É stato ragguardevole il successo ottenuto dai referendari nella raccolta delle firme: 1 milione e 400 mila italiani in meno di due mesi hanno risposto con istinto ed emotività al pericolo imminente di “privatizzazione dell’acqua, furto della risorsa, speculazioni e profitti tariffari da parte dei privati, ad esclusivo danno degli utenti”. Chi non avrebbe reagito nello stesso modo dinanzi a così mostruose eventualità paventate dai referendari?

Questo disegno, che ha una chiara matrice ideologica, conta oltretutto, sul sostegno di una larghissima schiera di amministratori pubblici che, per evidenti “interessi di bottega”, sperano che nulla cambi. Il successo del referendum rischierebbe di riportarci indietro di venti anni quando i servizi idrici erano gestiti fuori dalla concorrenza con una forte ingerenza della politica. Ma soprattutto con una scarsa attenzione per i diritti del cittadino-utente che, rimasto escluso per decenni dal processo, ha vissuto in uno stato pressoché confusionale, frutto di un’ informazione del tutto inadeguata. Questa logica ha privilegiato gli scandalismi a scapito della formazione di un’opinione motivata ed equilibrata.

Queste le ragioni che hanno spinto alla costituzione del Comitato con l’intento di far prevalere la verità sulle fasulle affermazioni e slogan ad effetto che hanno fatto leva sul sentimento degli italiani, oltre ogni immaginazione.
L’azione del Comitato tenderà a ricreare tra i cittadini la necessaria consapevolezza per superare le conflittualità, sapientemente generate da una strategia di comunicazione fuorviante e di parte.

É prioritario fare chiarezza su un fattore d’indiscutibile rilevanza e porre un punto fermo: l’acqua è un bene pubblico non alienabile.

L’ordinamento giuridico nazionale ha scelto l’opzione della proprietà pubblica dell’acqua allo scopo di salvaguardarne l’uso entro limiti di sostenibilità sociale e ambientale. Quando l’ente pubblico affida la gestione del servizio idrico a un soggetto pubblico o privato, non vende l’acqua ma gli affida la gestione delle reti e degl’impianti; gestione che, nel rispetto delle regole, dovrà soddisfare diversi interessi, in primis quelli dei cittadini utenti.

É l’autorità pubblica che determina la tariffa e ne controlla la corretta applicazione. Il gestore, pubblico o privato, non ha alcun potere d’intervento nel merito sulla tariffa dell’acqua. In questi giorni, maggiori e più ampie garanzie sono state introdotte grazie all’istituzione di un’Autorità sull’acqua: un soggetto imparziale, svincolato dal potere politico, che definirà le regole, ne imporrà il rispetto, vigilerà sulle tariffe, promuoverà l’efficienza, l’economicità e la trasparenza nella gestione dei servizi idrici. Sarà organo indipendente di riferimento a tutela degli interessi del cittadini-utente e costituirà una garanzia per il libero mercato, in modo da favorire nel nostro Paese, non la privatizzazione, bensì la industrializzazione del servizio idrico integrato.

L’Antitrust ha recentemente dichiarato che “la riforma sarà in grado di rompere il monopolio pubblico nel settore”. Studi recenti e ricerche di indiscussa affidabilità, quella del CENSIS in particolare, avvertono come necessarie e impellenti soluzioni con risposte concrete e lungimiranti. In caso contrario saranno le future generazioni a dover assumere il costo di interventi drastici, inevitabili e particolarmente onerosi. In questi giorni l’OCSE ha affermato che nel settore dell’acqua, in Italia, “sono necessarie regole basate sulle condizioni del libero mercato, che possono richiedere la piena privatizzazione degli enti di gestione dei rifiuti e della fornitura di acqua”. Segnali autorevoli e univoci che in un paese diverso dal nostro sarebbero più che sufficienti per placare conflitti e contrapposizioni e affrontare il futuro in maniera condivisa e costruttiva.

Dobbiamo prendere atto che siamo troppo spesso indotti a decidere sull’onda dell’emotività, proprio perché non conosciamo i problemi. In Italia manca una vera e propria cultura dell’acqua.
La missione principale del Comitato è quella di avviare un processo per la nascita e la diffusione tra tutti e tra i cittadini in particolare, di una nuova consapevolezza e sensibilità sui temi dell’acqua. La campagna referendaria che ci attende, è solo l’inizio di un percorso volto alla conoscenza, all’approfondimento e alla diffusione delle informazioni sul valore della risorsa e sul suo processo di gestione. La realizzazione di un Osservatorio nazionale permanente sulle risorse idriche, previsto dalla Statuto del Comitato, è prova tangibile della volontà di perseguire tale obiettivo.

Far passare questi messaggi renderà molto più facile avviare un dialogo con i cittadini, in questi ultimi trenta giorni che ci separano dal referendum, volto a fare chiarezza. Il voto o non voto del 12 e 13 giugno prossimi, dovrà essere il risultato – questo è il nostro fermo obiettivo – di una scelta consapevole, convinta e non emotiva.
In conclusione, il NO del Comitato non esprime un voto politico al referendum, ma esplicita una chiara e netta volontà di negazione dello stesso. Pur riconoscendone la sua funzione democratica legittima e sempre auspicabile, questo referendum giunge in un momento inopportuno perché potenzialmente in grado di bloccare la grande trasformazione nel settore dei servizi pubblici, cruciale per restituire ai cittadini utenti efficienza, efficacia e ammodernamento del sistema idrico nazionale.

Avv. Walter Mazzitti
Presidente Comitato Nazionale per il NO
ai referendum sui servizi pubblici locali e tariffa dell’Acqua

Fonte

Comitato del quale fa parte tra gli altri l’ex  ministro Franco Bassanini

Referendum posizioni incoerenti dell’opposizione

4 giugno 2011 1 commento

Antonio Di Pietro per i quattro sì, ma da ministro era meno ideologico. Il Pd vuole solo dare una spallata a Silvio Berlusconi, ma la sua parte più riformista è contraria alla consultazione. Le difficoltà del Pdl, i calcoli di Pier Ferdinando Casini e l’assurda posizione di Gianfranco Fini e Futuro e libertà

Referendum: le posizioni dei partiti tra ipocrisie e silenzi interessati

Firenze, 3 giu – Il sindaco di Firenze Matteo Renzi

votera’ tre si’ e un no (al quesito sulla remunerazione

dell’investimento nella gestione dei servizi idrici) ai

prossimi referendum.

Lo spiega lo stesso primo cittadino in un post su Facebook.

”Vado a votare – dice Renzi (Pd) – e dico si’ all’acqua

pubblica, dico si’ per bloccare il nucleare di Scajola e

Romani, dico si’ perche’ non voglio legittimi impedimenti.

Dico no al quesito sulla remunerazione dell’investimento: e’

una norma del governo Prodi nel 1996, ministro Di Pietro.

Senza questa norma si bloccherebbero gli investimenti per

acqua e depurazione. Tre si’ e un no”.

REFERENDUM: RENZI, VOTERO’ TRE SI’ E UN NO

Il Pd osteggia con veemenza la privatizzazione dell’acqua, ma nel 2010 Bersani, Franceschini &Co depositavano una proposta di legge che prevedeva l’esatto opposto di ciò che oggi uno dei quesiti referendari intende cancellare. E come se non bastasse, quando ancora non era segretario, nel 2008, Bersani si schierava a favore della gestione mista del servizio idrico. Anche Beppe Grillo lo prende in giro per l’incoerenza

Acqua ai privati, sì anzi no… A quale Bersani bisogna credere?

Vademecum sui referendum del 12-13 giugno

Que­sito n. 1 – re­fe­ren­dum ac­qua pub­blica – abro­ga­zione af­fi­da­mento ser­vi­zio ad ope­ra­tori privati

Re­fe­ren­dum po­po­lare n. 1 – SCHEDA DI COLORE ROSSO

“Vo­lete voi che sia abro­gato l’art. 23 bis (Ser­vizi pub­blici lo­cali di ri­le­vanza eco­no­mica) del de­creto legge 25 giu­gno 2008 n.112 “Di­spo­si­zioni ur­genti per lo svi­luppo eco­no­mico, la sem­pli­fi­ca­zione, la com­pe­ti­ti­vità, la sta­bi­liz­za­zione della fi­nanza pub­blica e la pe­re­qua­zione tri­bu­ta­ria” con­ver­tito, con mo­di­fi­ca­zioni, in legge 6 ago­sto 2008, n.133, come mo­di­fi­cato dall’art.30, comma 26 della legge 23 lu­glio 2009, n.99 re­cante “Di­spo­si­zioni per lo svi­luppo e l’internazionalizzazione delle im­prese, non­ché in ma­te­ria di ener­gia” e dall’art.15 del de­creto legge 25 set­tem­bre 2009, n.135, re­cante “Di­spo­si­zioni ur­genti per l’attuazione di ob­bli­ghi co­mu­ni­tari e per l’esecuzione di sen­tenze della corte di giu­sti­zia della Co­mu­nità eu­ro­pea” con­ver­tito, con mo­di­fi­ca­zioni, in legge 20 no­vem­bre 2009, n.166, nel te­sto ri­sul­tante a se­guito della sen­tenza n.325 del 2010 della Corte costituzionale?”.

Nota: Il primo que­sito sulla pri­va­tiz­za­zione dell’ac­qua pub­blica ri­guarda le mo­da­lità di af­fi­da­mento e ge­stione dei ser­vizi pub­blici lo­cali di ri­le­vanza economica.

Si deve vo­tare SÌ se si è con­tro la pri­va­tiz­za­zione dell’acqua e con­tro la ge­stione dei ser­vizi idrici da parte di pri­vati.

Si deve vo­tate NO se si è a fa­vore della le­gi­sla­zione attuale.

Que­sito n. 2 – re­fe­ren­dum ac­qua pub­blica – abro­ga­zione cal­colo ta­riffa se­condo lo­gi­che di “mercato”

Re­fe­ren­dum po­po­lare n. 2 – SCHEDA DI COLORE GIALLO

“Vo­lete voi che sia abro­gato il comma 1, dell’art. 154 (Ta­riffa del ser­vi­zio idrico in­te­grato) del De­creto Le­gi­sla­tivo n. 152 del 3 aprile 2006 “Norme in ma­te­ria am­bien­tale”, li­mi­ta­ta­mente alla se­guente parte: “dell’adeguatezza della re­mu­ne­ra­zione del ca­pi­tale investito”?”.

Nota: Il se­condo que­sito sulla pri­va­tiz­za­zione dell’ac­qua pub­blica ri­guarda la de­ter­mi­na­zione della ta­riffa del ser­vi­zio idrico in­te­grato in base all’adeguata re­mu­ne­ra­zione del ca­pi­tale in­ve­stito. In que­sto caso agli elet­tori viene pro­po­sta una abro­ga­zione par­ziale della norma.

Si deve vo­tare SÌ se si è con­tro la norma che per­met­tere il pro­fitto (non il re­cu­pero dei co­sti di ge­stione e di in­ve­sti­mento, ma il gua­da­gno d’impresa) nell’erogazione del bene Ac­qua po­ta­bile.

Si deve vo­tate NO se si è a fa­vore della le­gi­sla­zione at­tuale che am­mette tale guadagno.

Que­sito n. 3 – re­fe­ren­dum ener­gia nucleare

Re­fe­ren­dum po­po­lare n. 3 – SCHEDA DI COLORE GRIGIO

“Vo­lete voi che sia abro­gato il decreto-legge 25 giu­gno 2008, n. 112, con­ver­tito con mo­di­fi­ca­zioni, dalla legge 6 ago­sto 2008, n. 133, nel te­sto ri­sul­tante per ef­fetto di mo­di­fi­ca­zioni ed in­te­gra­zioni suc­ces­sive, re­cante Di­spo­si­zioni ur­genti per lo svi­luppo eco­no­mico, la sem­pli­fi­ca­zione, la com­pe­ti­ti­vità, la sta­bi­liz­za­zione della fi­nanza pub­blica e la pe­re­qua­zione tri­bu­ta­ria, li­mi­ta­ta­mente alle se­guenti parti: art. 7, comma 1, let­tera d: rea­liz­za­zione nel ter­ri­to­rio na­zio­nale di im­pianti di pro­du­zione di ener­gia nucleare?”.

Nota: Lungo e ar­ti­co­lato il que­sito re­fe­ren­da­rio per abro­gare la norma per la “rea­liz­za­zione nel ter­ri­to­rio na­zio­nale di im­pianti di pro­du­zione di ener­gia nu­cleare”. Si tratta di una parte del de­creto legge re­cante “Di­spo­si­zioni ur­genti per lo svi­luppo eco­no­mico, la sem­pli­fi­ca­zione, la com­pe­ti­ti­vità, la sta­bi­liz­za­zione della fi­nanza pub­blica e la pe­re­qua­zione tri­bu­ta­ria” fir­mato il 25 giu­gno 2008 e con­ver­tito in legge “con mo­di­fi­ca­zioni” il 6 ago­sto dello stesso anno. An­che que­sto que­sito è stato pre­sen­tato dall’Idv.

Si deve vo­tare SÌ se si è con­tro la co­stru­zione di Cen­trali Nu­cleari in Italia.

Si deve vo­tate NO se si è a fa­vore della le­gi­sla­zione at­tuale che le prevede.

Que­sito n. 4 – re­fe­ren­dum le­git­timo impedimento

Re­fe­ren­dum po­po­lare n. 4 – SCHEDA DI COLORE VERDE CHIARO

“Vo­lete voi che siano abro­gati l’articolo 1, commi 1, 2, 3, 5, 6 non­chè l’articolo 1 della legge 7 aprile 2010 nu­mero 51 re­cante “di­spo­si­zioni in ma­te­ria di im­pe­di­mento a com­pa­rire in udienza?”.

Nota: Que­sto que­sito, per abro­gare la legge sul le­git­timo im­pe­di­mento, è quello dalle pos­si­bili ri­per­cus­sioni po­li­ti­che più forti. A pro­porre il re­fe­ren­dum è stata l’Italia dei Va­lori. Dopo la di­chia­ra­zione di par­ziale in­co­sti­tu­zio­nale della legge sul le­git­timo im­pe­di­mento, la Corte di Cas­sa­zione ha au­to­riz­zato, con or­di­nanza, lo svol­gi­mento del referendum.

Si deve vo­tare SÌ se si è con­trari al prin­ci­pio che Pre­si­dente del con­si­glio o mi­ni­stro pos­sano de­ci­dere di non com­pa­rire in tri­bu­nale nei pro­cessi che li ri­guar­dano.

Si deve vo­tate NO se si è a fa­vore della le­gi­sla­zione at­tuale che pre­vede que­sto “scudo” nei con­fronti del si­stema giudiziario.

Fonte: Forumcivico  sul quale si possono trovare tutte le informazioni realative ai referendum.

Il centro-sinistra che voleva il nucleare

«Ripensare al nucleare, costruire i termovalorizzatori e adottare una condotta individuale che permetta di risparmiare quotidianamente energia». Questa la “ricetta” dell’ astrofisica Margherita Hack che aggiunge: «La soluzione dei problemi energetici italiani non può prescindere dalla costruzione delle centrali nucleari».

Margherita Hack: L’Italia ha bisogno del nucleare

Novembre 2007: l’allora responsabile dello Sviluppo Economico incontra il ministro dell’energia Usa. E gli assicura: «Il programma atomico in Italia è solo sospeso, non chiuso». E al termine firma un accordo che «può cambiare l’atteggiamento degli italiani verso le centrali»

E Bersani disse: ‘Futuro nucleare’

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