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Aboliamo il quorum sui referendum!
Riflettendo sui referendum e sulla possibilità che possano essere validi o no, mi sono chiesto ma ha ancora senso il quorum?
E se sì che senso ha?
Facciamo due calcoli semplificativi coi numeri, occorre il 50% più 1 degli aventi diritto per essere valido:
- Caso 1 Ok su 50 milioni di aventi diritto votano 25.000.001 persone e praticamente il 50.01% è decisivo, quindi mettiamo che votino si o no 12.500.001 questi risultano “decisivi”, ma che in percentuale sugli aventi diritto è alla fine il 25,000002%.
- Caso 2 Ok su 50 milioni di aventi diritto votano 25.000.000 persone quindi il 50% quorum non raggiunto ma potrebbero anche essere 25.000.000 di sì o di no che in percentuale sugli aventi diritto è il 50%.
Indi perché deve e può essere decisivo un 25% e invece non lo può essere un eventuale 50%?
A me tutto questo sembra un controsenso..
A pensar male si fa peccato, ma a volte ci si piglia, mi sembra che alla fine seppur fatto passare come strumento di democrazia, alla fine finisce sempre per essere uno strumento in mano ai nostri politici per invitare la gente a non andare a votare quando è comodo a loro.
Ovviamente quando c’è da eleggere loro non si pongono il problema di quanti dovranno essere ad andare a votare
Le ragioni del no ai referendum sulla tariffa dell’acqua e sui servizi pubblici locali
Le Ragioni del Comitato Nazionale per il NO ai Referendum
É impensabile dover rinunciare agli effetti della riforma introdotta dall’art. 23 bis, cruciale per la crescita e la competitività del paese. Una riforma – non va dimenticato – che in una logica bipartisan, ha seguito lo spirito dei tentativi legislativi iniziati nel 1999 e che consentirà, finalmente, di migliorare la qualità e l’efficienza dei servizi e rispondere adeguatamente ai bisogni dei cittadini utenti.
É stato ragguardevole il successo ottenuto dai referendari nella raccolta delle firme: 1 milione e 400 mila italiani in meno di due mesi hanno risposto con istinto ed emotività al pericolo imminente di “privatizzazione dell’acqua, furto della risorsa, speculazioni e profitti tariffari da parte dei privati, ad esclusivo danno degli utenti”. Chi non avrebbe reagito nello stesso modo dinanzi a così mostruose eventualità paventate dai referendari?
Questo disegno, che ha una chiara matrice ideologica, conta oltretutto, sul sostegno di una larghissima schiera di amministratori pubblici che, per evidenti “interessi di bottega”, sperano che nulla cambi. Il successo del referendum rischierebbe di riportarci indietro di venti anni quando i servizi idrici erano gestiti fuori dalla concorrenza con una forte ingerenza della politica. Ma soprattutto con una scarsa attenzione per i diritti del cittadino-utente che, rimasto escluso per decenni dal processo, ha vissuto in uno stato pressoché confusionale, frutto di un’ informazione del tutto inadeguata. Questa logica ha privilegiato gli scandalismi a scapito della formazione di un’opinione motivata ed equilibrata.
Queste le ragioni che hanno spinto alla costituzione del Comitato con l’intento di far prevalere la verità sulle fasulle affermazioni e slogan ad effetto che hanno fatto leva sul sentimento degli italiani, oltre ogni immaginazione.
L’azione del Comitato tenderà a ricreare tra i cittadini la necessaria consapevolezza per superare le conflittualità, sapientemente generate da una strategia di comunicazione fuorviante e di parte.É prioritario fare chiarezza su un fattore d’indiscutibile rilevanza e porre un punto fermo: l’acqua è un bene pubblico non alienabile.
L’ordinamento giuridico nazionale ha scelto l’opzione della proprietà pubblica dell’acqua allo scopo di salvaguardarne l’uso entro limiti di sostenibilità sociale e ambientale. Quando l’ente pubblico affida la gestione del servizio idrico a un soggetto pubblico o privato, non vende l’acqua ma gli affida la gestione delle reti e degl’impianti; gestione che, nel rispetto delle regole, dovrà soddisfare diversi interessi, in primis quelli dei cittadini utenti.
É l’autorità pubblica che determina la tariffa e ne controlla la corretta applicazione. Il gestore, pubblico o privato, non ha alcun potere d’intervento nel merito sulla tariffa dell’acqua. In questi giorni, maggiori e più ampie garanzie sono state introdotte grazie all’istituzione di un’Autorità sull’acqua: un soggetto imparziale, svincolato dal potere politico, che definirà le regole, ne imporrà il rispetto, vigilerà sulle tariffe, promuoverà l’efficienza, l’economicità e la trasparenza nella gestione dei servizi idrici. Sarà organo indipendente di riferimento a tutela degli interessi del cittadini-utente e costituirà una garanzia per il libero mercato, in modo da favorire nel nostro Paese, non la privatizzazione, bensì la industrializzazione del servizio idrico integrato.
L’Antitrust ha recentemente dichiarato che “la riforma sarà in grado di rompere il monopolio pubblico nel settore”. Studi recenti e ricerche di indiscussa affidabilità, quella del CENSIS in particolare, avvertono come necessarie e impellenti soluzioni con risposte concrete e lungimiranti. In caso contrario saranno le future generazioni a dover assumere il costo di interventi drastici, inevitabili e particolarmente onerosi. In questi giorni l’OCSE ha affermato che nel settore dell’acqua, in Italia, “sono necessarie regole basate sulle condizioni del libero mercato, che possono richiedere la piena privatizzazione degli enti di gestione dei rifiuti e della fornitura di acqua”. Segnali autorevoli e univoci che in un paese diverso dal nostro sarebbero più che sufficienti per placare conflitti e contrapposizioni e affrontare il futuro in maniera condivisa e costruttiva.
Dobbiamo prendere atto che siamo troppo spesso indotti a decidere sull’onda dell’emotività, proprio perché non conosciamo i problemi. In Italia manca una vera e propria cultura dell’acqua.
La missione principale del Comitato è quella di avviare un processo per la nascita e la diffusione tra tutti e tra i cittadini in particolare, di una nuova consapevolezza e sensibilità sui temi dell’acqua. La campagna referendaria che ci attende, è solo l’inizio di un percorso volto alla conoscenza, all’approfondimento e alla diffusione delle informazioni sul valore della risorsa e sul suo processo di gestione. La realizzazione di un Osservatorio nazionale permanente sulle risorse idriche, previsto dalla Statuto del Comitato, è prova tangibile della volontà di perseguire tale obiettivo.Far passare questi messaggi renderà molto più facile avviare un dialogo con i cittadini, in questi ultimi trenta giorni che ci separano dal referendum, volto a fare chiarezza. Il voto o non voto del 12 e 13 giugno prossimi, dovrà essere il risultato – questo è il nostro fermo obiettivo – di una scelta consapevole, convinta e non emotiva.
In conclusione, il NO del Comitato non esprime un voto politico al referendum, ma esplicita una chiara e netta volontà di negazione dello stesso. Pur riconoscendone la sua funzione democratica legittima e sempre auspicabile, questo referendum giunge in un momento inopportuno perché potenzialmente in grado di bloccare la grande trasformazione nel settore dei servizi pubblici, cruciale per restituire ai cittadini utenti efficienza, efficacia e ammodernamento del sistema idrico nazionale.
Avv. Walter Mazzitti
Presidente Comitato Nazionale per il NO
ai referendum sui servizi pubblici locali e tariffa dell’Acqua
Comitato del quale fa parte tra gli altri l’ex ministro Franco Bassanini
Referendum posizioni incoerenti dell’opposizione
Antonio Di Pietro per i quattro sì, ma da ministro era meno ideologico. Il Pd vuole solo dare una spallata a Silvio Berlusconi, ma la sua parte più riformista è contraria alla consultazione. Le difficoltà del Pdl, i calcoli di Pier Ferdinando Casini e l’assurda posizione di Gianfranco Fini e Futuro e libertà
Referendum: le posizioni dei partiti tra ipocrisie e silenzi interessati
Firenze, 3 giu – Il sindaco di Firenze Matteo Renzi
votera’ tre si’ e un no (al quesito sulla remunerazione
dell’investimento nella gestione dei servizi idrici) ai
prossimi referendum.
Lo spiega lo stesso primo cittadino in un post su Facebook.
”Vado a votare – dice Renzi (Pd) – e dico si’ all’acqua
pubblica, dico si’ per bloccare il nucleare di Scajola e
Romani, dico si’ perche’ non voglio legittimi impedimenti.
Dico no al quesito sulla remunerazione dell’investimento: e’
una norma del governo Prodi nel 1996, ministro Di Pietro.
Senza questa norma si bloccherebbero gli investimenti per
acqua e depurazione. Tre si’ e un no”.
REFERENDUM: RENZI, VOTERO’ TRE SI’ E UN NO
Il Pd osteggia con veemenza la privatizzazione dell’acqua, ma nel 2010 Bersani, Franceschini &Co depositavano una proposta di legge che prevedeva l’esatto opposto di ciò che oggi uno dei quesiti referendari intende cancellare. E come se non bastasse, quando ancora non era segretario, nel 2008, Bersani si schierava a favore della gestione mista del servizio idrico. Anche Beppe Grillo lo prende in giro per l’incoerenza
Acqua ai privati, sì anzi no… A quale Bersani bisogna credere?
Vademecum sui referendum del 12-13 giugno
Quesito n. 1 – referendum acqua pubblica – abrogazione affidamento servizio ad operatori privati
Referendum popolare n. 1 – SCHEDA DI COLORE ROSSO
“Volete voi che sia abrogato l’art. 23 bis (Servizi pubblici locali di rilevanza economica) del decreto legge 25 giugno 2008 n.112 “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria” convertito, con modificazioni, in legge 6 agosto 2008, n.133, come modificato dall’art.30, comma 26 della legge 23 luglio 2009, n.99 recante “Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia” e dall’art.15 del decreto legge 25 settembre 2009, n.135, recante “Disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari e per l’esecuzione di sentenze della corte di giustizia della Comunità europea” convertito, con modificazioni, in legge 20 novembre 2009, n.166, nel testo risultante a seguito della sentenza n.325 del 2010 della Corte costituzionale?”.
Nota: Il primo quesito sulla privatizzazione dell’acqua pubblica riguarda le modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica.
Si deve votare SÌ se si è contro la privatizzazione dell’acqua e contro la gestione dei servizi idrici da parte di privati.
Si deve votate NO se si è a favore della legislazione attuale.
Quesito n. 2 – referendum acqua pubblica – abrogazione calcolo tariffa secondo logiche di “mercato”
Referendum popolare n. 2 – SCHEDA DI COLORE GIALLO
“Volete voi che sia abrogato il comma 1, dell’art. 154 (Tariffa del servizio idrico integrato) del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 “Norme in materia ambientale”, limitatamente alla seguente parte: “dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito”?”.
Nota: Il secondo quesito sulla privatizzazione dell’acqua pubblica riguarda la determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito. In questo caso agli elettori viene proposta una abrogazione parziale della norma.
Si deve votare SÌ se si è contro la norma che permettere il profitto (non il recupero dei costi di gestione e di investimento, ma il guadagno d’impresa) nell’erogazione del bene Acqua potabile.
Si deve votate NO se si è a favore della legislazione attuale che ammette tale guadagno.
Quesito n. 3 – referendum energia nucleare
Referendum popolare n. 3 – SCHEDA DI COLORE GRIGIO
“Volete voi che sia abrogato il decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, nel testo risultante per effetto di modificazioni ed integrazioni successive, recante Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria, limitatamente alle seguenti parti: art. 7, comma 1, lettera d: realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare?”.
Nota: Lungo e articolato il quesito referendario per abrogare la norma per la “realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare”. Si tratta di una parte del decreto legge recante “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria” firmato il 25 giugno 2008 e convertito in legge “con modificazioni” il 6 agosto dello stesso anno. Anche questo quesito è stato presentato dall’Idv.
Si deve votare SÌ se si è contro la costruzione di Centrali Nucleari in Italia.
Si deve votate NO se si è a favore della legislazione attuale che le prevede.
Quesito n. 4 – referendum legittimo impedimento
Referendum popolare n. 4 – SCHEDA DI COLORE VERDE CHIARO
“Volete voi che siano abrogati l’articolo 1, commi 1, 2, 3, 5, 6 nonchè l’articolo 1 della legge 7 aprile 2010 numero 51 recante “disposizioni in materia di impedimento a comparire in udienza?”.
Nota: Questo quesito, per abrogare la legge sul legittimo impedimento, è quello dalle possibili ripercussioni politiche più forti. A proporre il referendum è stata l’Italia dei Valori. Dopo la dichiarazione di parziale incostituzionale della legge sul legittimo impedimento, la Corte di Cassazione ha autorizzato, con ordinanza, lo svolgimento del referendum.
Si deve votare SÌ se si è contrari al principio che Presidente del consiglio o ministro possano decidere di non comparire in tribunale nei processi che li riguardano.
Si deve votate NO se si è a favore della legislazione attuale che prevede questo “scudo” nei confronti del sistema giudiziario.
Fonte: Forumcivico sul quale si possono trovare tutte le informazioni realative ai referendum.
Il centro-sinistra che voleva il nucleare
«Ripensare al nucleare, costruire i termovalorizzatori e adottare una condotta individuale che permetta di risparmiare quotidianamente energia». Questa la “ricetta” dell’ astrofisica Margherita Hack che aggiunge: «La soluzione dei problemi energetici italiani non può prescindere dalla costruzione delle centrali nucleari».
Margherita Hack: L’Italia ha bisogno del nucleare
Novembre 2007: l’allora responsabile dello Sviluppo Economico incontra il ministro dell’energia Usa. E gli assicura: «Il programma atomico in Italia è solo sospeso, non chiuso». E al termine firma un accordo che «può cambiare l’atteggiamento degli italiani verso le centrali»
